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Ardore (La storia)

Il territorio di Ardore era abitato sin da tempi antichissimi. Tale circostanza è dimostrata dalla scoperta in zona Pintammati-Baracalli di alcune asce in pietra del Neolitico e da tombe scavate nel tufo in alcune valli e sulle alture. Questa zona fu colonizzata dai Greci a partire dal VII sec. a. C. e da allora, per molti secoli, rimase legata alle sorti della potente città di Locri Epizefiri, situata sulla pianura a meno di tre chilometri a nord da Ardore. La civiltà ellenica ha lasciato tracce del suo passaggio nei nomi delle persone, dei luoghi e nel dialetto. Con la conquista del territorio bruzio da parte dei Romani (III secolo a.C.) la Locride perse il primato politico e amministrativo, le sue terre furono divise e assegnate ai legionari. Fu così che sorsero una serie di ville rustiche intorno alle quali abitavano gli schiavi bruzii e i braccianti.

Ardore, probabilmente, deve la sua nascita proprio ai Romani. Con le devastazioni avvenute lungo il litorale durante la II guerra punica nacque, evidentemente, l'esigenza di creare un centro in un posto più sicuro. Vennero edificati, dunque, vari presidi in punti elevati per controllare il territorio circostante. L'abitato di Ardore possiede, infatti, tutte le caratteristiche di un villaggio fortificato. Ma la tipologia chiaramente difensiva del sito ne potrebbe far ricondurre la fondazione anche al tempo della dominazione bizantina, durante la quale endemico fu il problema delle incursioni devastatrici dei Saraceni.

Incerte sono le origini del nome. C'è chi lo riconduce al dialetto arduri (calore intenso, incendio) e chi (Alessio, Rohlfs) a un nome di persona che potrebbe averne avuto la signoria. Secondo Giambattista Pacichelli deriverebbe da Odore per la quantità e la varietà di fiori presenti nel suo territorio; secondo Barrio deriverebbe invece dal verbo greco "ardo" che significa bagnare, per indicare un territorio bagnato dal mare o che ricco di acque; secondo il prof. Careri potrebbe essere collegato al premio, chiamato adorea, che veniva offerto ai legionari romani che si erano distinti in battaglia. A dare credito a questa suggestiva tesi esiste, nel fondo di una stretta valle a nord di Ardore, una fontanella campestre chiamata appunto Ardurìa, come per ricordare il luogo in cui si conferiva ai soldati il premio in questione; secondo Alessio Rohlfs sarebbe riconducibile ad un nome di persona che potrebbe averne avuto il potere amministrativo; noi riteniamo che il nome sia di derivazione latina da "ardor, is" (calore, ardore, coraggio, incendio) da cui il medievale Ardurium.

La prima traccia documentale certa sulla storia del borgo risale al 1324 e, nel 1328, è citato come "casalis Arduri". Fino al XVI secolo, infatti, il borgo fu casale dello "stato di Gerace", condizione che durò fino al 1546 quando Ardore fu elevata a suffeudo baronale comprendente anche i due casali di S. Nicola dei Canali e Bombile, ma con amministrazioni separata da questi. Il primo signore di Ardore fu Giovanni Ramirez il quale l'ebbe dal grande ammiraglio Consalvo de Cordova. Rientrata dopo 17 anni sotto il dominio dell'allora feudatario di Gerace, Tommaso de Marinis (patrizio genovese), fu messa all'asta poco dopo per debiti e fu acquistata nel 1571 dal patrizio napoletano Scipione Bologna (creditore del de Marinis) per 9.102 ducati. In quegli anni il paese subì ripetutamente le terribili scorrerie dei pirati turchi. Nel 1623 Ardore fu venduta (con San Nicola e Bombile) da Camillo Bologna al cognato Giovanni Capecelatro (dell'illustre famiglia napoletana) per 30.000 ducati.

Ma, dopo soli 3 anni, sua moglie Violante Bologna la rivendette per 3.000 ducati in più al barone Carlo Gambacorta, nobile di Melicuccà, il quale fu il primo feudatario a trasferirsi stabilmente nel feudo. Suo figlio Orazio, nel 1649, ebbe elevata la sua dignità a duca di Ardore dal re Filippo IV. Passato per successione femminile a Domenico Spina (1690), questi fu costretto a mettere il ducato all'asta per debiti. Così alla fine del '600 Ardore ricadde nello stabile possesso di una famiglia: i Milano Franco d'Aragona, marchesi di San Giorgio e Polistena, che l'acquistarono per 50.000 ducati. Giovan Domenico Milano, intimo amico dell'imperatore Carlo VI, fu anche, dal 1702, il primo ad avere il titolo di principe di Ardore che entrò a far parte di uno dei complessi feudali più ampi della Calabria. Il principe stabilì la sua residenza tra Napoli e Polistena e così il castello di Ardore fu abbandonato all'incuria.

Dopo l'abolizione del feudalesimo il paese, nel 1809, divenne Comune autonomo. Nel periodo risorgimentale si distinse per la lotta contro i Borboni. Due dei cinque martiri di Gerace, Michele Bello e Gaetano Ruffo, nacquero ad Ardore. Dopo l'Unità d'Italia, a causa del malcontento nei confronti della monarchia sabauda, gli abitanti insorsero per due giorni.


BIBLIOGRAFIA

Archivio comunale

Associazione Culturale "Esperia", Guida turistica di Ardore e del comprensorio Locrideo, Arti Grafiche Edizioni, Ardore Marina (RC), 1997

Mario Vincenzo Careri, Ardore, inedito

Giuseppe Errigo, Storia e società - Protogonisti del novecento jonico, Arti Grafiche Edizioni, Ardore Marina (RC), 1994

Ettore Gliozzi, Ardore, s.l. e s.d.

Concetta Guido, Il calabrese scomodo inventore del cinema sovietico, in "Calabria", n.143, a. XXVI, febbraio 1998

Maria Carmela Monteleone, Il santuario della Grotta in Bombile d'Ardore, Arti Grafiche Edizioni, Ardore Marina (RC), 1990

Serafina Morabito, Fidanzamento e matrimonio nella tradizione ardorese, s.l. e s.d.

Ambiente - Periodico di ecologia, cultura, problemi sociali, a cura dell'Arci di Benestare e dell'Arci Nova Calabria, maggio-giugno 1991 e luglio-agosto 1991

G. Valente, Dizionario bibliografico, biografico, geografico, storico della Calabria, Vol. I, Chiaravalle Centrale (CZ), 1988 con relativa bibliografia alla voce

Personaggi Illustri

Michele Bello, nato nel 1822 e studiò a Napoli. Scrittore, pittore e musicista, fu espulso dalla città partenopea per le sue idee rivoluzionarie contro i Borboni. Tornato in Calabria ottenne l'incarico di cassiere comunale a Siderno. Arrestato come uno dei capi della rivolta di Bianco, venne condannato a morte e fucilato il 2 ottobre 1847 nella Piana di Gerace con i suoi compagni Rocco Verduci, Pietro Mazzoni, Domenico Salvatori e Gaetano Ruffo (I Martiri di Gerace).

Gaetano Ruffo, nato nel 1822 da illustre famiglia, aderì molto giovane al movimento liberale antiborbonico. Uomo di cultura e poeta di gusto romantico, scrisse carmi e liriche. Dopo avere conseguito la laurea in Giurisprudenza, fu arrestato e condannato a morte nel 1847 per avere promosso una rivolta contro i Borboni. È uno dei cinque Martiri di Gerace.

Giuseppe Bova, nato nel 1833 e morì nel 1923. Fu arciprete e fine letterato.

Diego Giordano, nato il 4 giugno del ..… iniziò molto tardi a interessarsi di pittura. Fu un autodidatta. Il soggetto preferito per i suoi dipinti era proprio il paese di Ardore, i suoi vicoli ed i suoi "Mignana". Morì a Levate (Bergamo) nel 1993.

Giuseppe Marando, nato nel 1763 si laureò a Napoli. Profondo conoscitore del diritto romano, valente letterato e archeologo rinomato. Fu cattedratico illustre presso il Real Collegio di Monteleone e più tardi a Reggio. Filoborbonico, compose diverse elegie in lode dei Borboni. Morì nel 1831.

Ettore Gliozzi...

Francesco Misiano, nato il 26 giugno del 1884. Attivista politico fra i protagonisti organizzativi della cinematografia russa degli anni Venti. Il grande cinema sovietico di Ejzenstejn, Pudovkin, Protozanov, Vertov e di altri ancora, deve molto al temperamento tenace di questo calabrese. Da Ardore Misiano si trasferì a Napoli dove fu segretario socialista e organizzatore sindacale. In questa città lavorò nelle ferrovie fino al licenziamento avvenuto nel 1914. Lottò contro l'entrata in guerra dell'Italia durante il primo conflitto mondiale. Inviato dalla Cgl a Torino, per organizzare i ferrovieri che il governo voleva militarizzare, fu arrestato e chiamato alle armi. Prima di partire per il fronte fuggì in Svizzera dove fu direttore del giornale di Zurigo l'"Avvenire del lavoratore". Oltralpe probabilmente conobbe Lenin. Espulso dalla Svizzera, fuggì in Germania e qui prese parte al tentativo insurrezionale dei cosiddetti spartachisti promosso da Rosa Luxemburg (1919). Rientrato in Italia partecipò alla fondazione del Partito Comunista e fu eletto deputato. Con l'avvento del fascismo si rifugiò in Russia dove iniziò la sua attività di scopritore e promotore dei più grandi registi dell'epoca. Fondò e diresse la "Mezrabpom-Film" che divenne una casa di produzione cinematografica importante. Morì in Unione Sovietica il 16 agosto del 1936 per cause mai chiarite. Le sue ceneri sono a Napoli.

Giuseppe Rianò, nato nel 1793. Si dedicò agli studi amministrativi che continuò fino al 1820, quando decise di aderire alla Carboneria. Soffrì persecuzioni e amarezze. Si dedicò anche allo studio del diritto romano e canonico. Divenne un famoso giurista e si occupò della formazione del catasto. Fu sindaco di Ardore e rivestì altre cariche pubbliche. Morì nel 1882.

Itinerari

Il borgo antico di Ardore è raccolto su una collina tufacea tra due valloni. Il suo passato è raccontato da numerosa vestigia: le mura antiche, il castello medievale, la Porta Maggiore fortificata, le due splendide piazze, il municipio, la chiesa madre dedicata al patrono San Leonardo Abate e i palazzotti gentilizi che ne delineano il perimetro.
Andando avanti tra le stradine, interrotte da lamie e scalinate, s'incontrano le chiese di San Rocco e di Santa Lucia. Più giù la porta Maggiore o del "Dongione", la prima del centro fortificato, sotto il cui voltone è riposto il sarcofago del duca Gambacorta.
Circondano il centro le tre frazioni Marina, San Nicola e Bombile.

Frazione Marina - Nata alla fine dell'800, si sviluppò dopo la seconda guerra mondiale lungo la SS 106. Ha avuto, nel corso degli anni, un grosso incremento edilizio. Qui si concentrano due alberghi, ristoranti, bar e molte delle attività commerciali presenti nel territorio.
Piazza della Concordia, con aiuole molto curate, è il centro della frazione che in estate si riempie di turisti. Bello il lungomare. Profumati gli agrumeti che si stendono tra le case. Particolari sono i resti della vecchia chiesa di S. Maria del Pozzo in c.da Marasà, della quale rimangono in piedi la facciata e parte delle mura perimetrali, in atto oggetto di un restauro ricostruttivo per usi sociali.

Frazione San Nicola (a 3 km dal centro) - È il punto più alto del comune di Ardore e, probabilmente, il più antico. Nata in epoca paleocristiana, la frazione pare si sia sviluppata nel periodo bizantino. Un tempo le sue fontane erano l’unico punto di rifornimento d’acqua per l’intero territorio ardorese. Il primo acquedotto comunale, costruito nell’800, utilizzava le sorgenti della zona. Nella frazione si può ammirare un palazzo baronale del ’500, ristrutturato dalla famiglia Arcuri. Fu l’antica sede della corte baronale a partire dal 1546.

Frazione Bombile - È la più piccola. Splendida per la sua singolare posizione geografica arroccata in cima a una collinetta. La sua maggiore ricchezza è il santuario rupestre della Madonna della Grotta. Un luogo unico e indimenticabile.

Percorso storico-religioso

Chiesa di S. Leonardo - Al centro del paese, di fronte al castello feudale, la chiesa patronale è dedicata, oltre che a San Leonardo, a S. Maria di Lautrenta. Fondata, probabilmente, in epoca bizantina (è orientata), fu successivamente ampliata e più volte rimaneggiata dopo diversi terremoti; divenne arcipretura nel 1693. La chiesa, su tre navate, conserva al suo interno numerose opere d'arte. Meritano attenzione una grande tela raffigurante la Madonna del Rosario e l'altare in marmo policromo del SS Sacramento, realizzato a Napoli nel XVIII secolo, sul quale sono scolpiti dei piccoli angeli. Sulla volta che sovrasta l'altare si trova un dipinto raffigurante la Cena in casa del fariseo.

Chiesa di San Rocco - Costruita nei primi anni del '700 subì gravi danni dopo il terremoto del 1783. Ricostruita a spese della Cassa Sacra ebbe, in seguito, giurisdizione propria sull'abitato del borgo di San Giovanni. La confraternita del Sacro Cuore di Gesù vi stabilì il suo oratorio nel 1889.

Chiesa di Santa Lucia - Di semplice architettura con portale sormontato da un timpano. Le campane trovano alloggio in un campaniletto "a vento".

Chiesa di Santa Maria del Pozzo - Sembra che la dedica alla Madonna del Pozzo sia da collegare al nome della zona (c.da Pozzicello) presso la quale sorse la prima chiesa (Marasà). Diventò parrocchia nel 1913 e fu elevata ad arcipretura nel 1916. Durante il periodo fascista fu edificata l'attuale chiesa, al centro della frazione Marina di Ardore, e il preesistente edificio fu lasciato nel più totale abbandono. Aperta al culto nel 1931, conserva al suo interno diverse statue di Santi e quella della Madonna seduta sul pozzo. Sulla facciata si aprono tre entrate, ognuna sormontata da un piccolo timpano. Accanto una torre campanaria con orologio.

Chiesa della Madonna della Marina - L'antichissima chiesa, in contrada Giudeo, presenta la tipica struttura tardo bizantina con abside inglobata. Fu la cappella privata dei Gambacorta, baroni di Ardore. Al suo interno è conservata una statua raffigurante la Madonna con il Bambino (la Vergine tiene nella mano sinistra una colomba. Nei pressi della chiesa sono stati rinvenuti importanti reperti di una necropoli di epoca paleocristiana ed altri risalenti al periodo Greco-Romano.

Rudere chiesa del Santissimo Salvatore - In contrada Salvatore, nella frazione Marina, è possibile visitare i resti di una piccola chiesa risalente al IX secolo. Formata da un'unica navata era di dimensioni ridotte e per questo l'abside era stata ricavata sfruttando lo spessore murario. La copertura, oggi inesistente, pare avesse una volta a botte. L'unico elemento decorativo era un affresco sulla parete di sinistra, entrando, raffigurante la Madonna con in braccio il Bambino (Odigitria). Di questo dipinto rimangono residue tracce che il tempo sta cancellando per sempre.

Chiesa del Carmine - Si trova in contrada Schiavo nella frazione Marina. Di recente edificazione, ha tre ingressi.

Chiesa di S. Nicola dei Canali - Costruita nella frazione San Nicola, sul punto in cui un tempo sorgeva l'antica chiesa gravemente danneggiata dal terremoto del 1908 e poi demolita. Fu governata da economi fino al 1712, anno in cui fu eretta arcipretura per intercessione del principe Giovan Domenico Milano. L'attuale edificio presenta una facciata con quattro finte colonne. Il portale è in pietra lavorata.

Chiesa dello Spirito Santo - Nella frazione Bombile. Ha uno stile austero e un piccolo portone d'ingresso con portale lapideo. Sopra l'entrata una finestra con vetrata.

Il castello - Sorge nel centro storico e risale alla prima metà del '600. Fu il primo duca di Ardore, Orazio Gambacorta, a volerne la costruzione. Ospitò la corte e l'amministrazione. Venne, anche, utilizzato come luogo di difesa. L'edificio, a pianta quadrata, un tempo aveva quattro torri cilindriche. Oggi ne resta una integra, quella sul lato sud con vista sul mare Jonio e Capo Zeffirio (antico porto di Locri Epizefiri). Il castello non venne mai ultimato. Il piano seminterrato ospitava le cisterne per la raccolta delle acque, le officine, le stalle e vari ambienti. Il piano nobiliare, intorno alla corte centrale, comprendeva la residenza del duca, il carcere e alcuni locali di deposito. Le stanze erano collegate da corridoi e scale, mentre un labirinto di passaggi segreti metteva in comunicazione i punti strategici dell'edificio. Aveva ricchi arredi ed era abbellito con affreschi e decori tipici delle corti seicentesche italiane. La nobile casata dei Gambacorta si estinse in circostanze poco chiare e il castello si avviò verso un lento declino. Le mura esterne, oggi, sono state recuperate.

La porta del "Dongione" - Prende il nome dalla omonima torre che la sovrastava. Anticamente fu la principale via d'accesso al borgo. A sud-est del paese, con la facciata che guarda il mare, era collegata alla sottostante strada da una rampa che forse in origine era un ponte levatoio. Secondo il professore Mario Careri, storico ardorese, fu la prima a essere costruita, forse in epoca normanna. La porta era munita di pezzi di artiglieria leggera per proteggere il centro abitato dalle incursioni dei pirati.

Il sarcofago del duca - La tomba del duca Orazio Gambacorta, feudatario e fondatore del castello di Ardore, si trova proprio sotto la porta del Dongione. Qui è stata trasferita dalla chiesa di Santa Rosa, poi andata distrutta.

Casa di Michele Bello - Sulla facciata della casa in cui visse Michele Bello, uno dei Martiri di Gerace, una targa ricorda il sacrificio del giovane ardorese "morto per la libertà".

Monumento ai Martiri di Gerace - Fatto costruire dall'Amministrazione ardorese a perenne ricordo dei giovani uccisi per avere inseguito la libertà. Il monumento è formato da due lastre ricoperte di marmo grezzo con al centro il busto di Gaetano Ruffo. Adornano la semplice opera: una scultura in bronzo raffigurante i cinque Martiri di Gerace e una targa marmorea sulla quale è scolpita la poesia di Gaetano Ruffo "Libertà".

La fontana in piazza Umberto I - In pietra, ha tre canali serviti da un'unica vasca. Le bocche dell'acqua sono incastonate in rosoni lapidei, riccamente scolpiti. I gradoni laterali, che terminano davanti a due cancelli in ferro battuto, possono essere utilizzati come sedute.

Il Calvario - È un altare in pietra che porta i simboli della passione e morte di Gesù.

Il santuario Madonna della Grotta - Incastonato in una ripida parete di roccia argillosa, che scende in una stretta e profonda gola, è uno dei luoghi più suggestivi della Calabria.
Il santuario della Madonna della Grotta si trova proprio sotto l'abitato della frazione Bombile. È raggiungibile soltanto attraverso 144 gradini che scendono a strapiombo, costeggiando la parete bianca che il vento ha modellato nel tempo scavando profonde e lunghe rughe. Accanto alla chiesa le celle dei monaci.
La devozione a questa Madonna è molta forte in tutta la Locride. Il giorno della festa (3 maggio) arrivano a migliaia. Chi fa voto scende la ripida scalinata in ginocchio e all'indietro. Le prime notizie storiche sul santuario risalgono al 1507 allorché il frate Jacopo da Tropea, compagno del beato Francesco da Zumpano, individuò in questo luogo, franoso e battuto dal vento, il posto in cui ritirarsi da eremita.
In principio fu scavata nella roccia una grotta che doveva servire da eremo, in un secondo tempo iniziarono i lavori della chiesa che, nel 1525, venne consacrata.
Nel 1652 passò con tutti suoi beni alle dipendenze del Seminario di Gerace. A quel tempo il santuario aveva un impianto modesto.
I lavori di ampliamento e abbellimento iniziarono nel 1749, per volere di Tommaso del Balzo procuratore del Seminario. Fu allargato il presbiterio e collocato l'altare maggiore (quest'ultimo realizzato da scultori messinesi esperti nella lavorazione del marmo). Anche il rivestimento marmoreo dell'arco trionfale risale a questo periodo. Il portale, in stile rococò, opera di scalpellini serresi, è fiancheggiato da due colonne, con alto basamento e capitello composito, che sorreggono una decorazione a volute.
Il santuario ha una sola navata e conserva all'interno un'acquasantiera a mensola in marmo di Prestarona; due tele raffiguranti la Madonna del Rosario tra i Santi e la Madonna con Bambino tra Santa Veneranda e un Santo vescovo (datate 1779), entrambe del pittore Gaetano Bagnato di Tropea.
Un cenno a parte merita la statua della Madonna con il Bambino. Un'opera in marmo bianco di Carrara a figura intera (m 1,56) in ottimo stato di conservazione. Il bimbo, che è rivolto verso i fedeli, con la mano destra sembra benidire e con la sinistra tiene una colomba. L'opera, secondo molti studiosi, sarebbe da attribuire allo scultore siciliano Antonello Gagini o, comunque, sarebbe stata realizzata in una bottega da uno dei suoi allievi.
Nel XIX secolo, scavando nella roccia, è stata ulteriormente ampliata la chiesa. Fu realizzato un imponente vano a croce con, alle estremità, due altari: uno dedicato a Maria Santissima Addolorata e l'altro al Santissimo Crocifisso. Le due nicchie vicino l'ingresso, invece, sono dedicate all'Immacolata e a Sant'Antonio da Padova.
La lunga scalinata originariamente era in tufo. Fu realizzata nella seconda metà dell'800, su iniziativa di Vincenzo Fragomeni e Domenico Morabito. Quella attuale, costruita nel 1965-66, è in cemento. Sono 144 gradini intervallati da due punti di sosta.
La leggenda. Secondo una suggestiva leggenda la nascita del santuario sarebbe legata a un mercante che, sorpreso in mare da una tempesta, promise alla Madonna di fare scolpire in suo onore una statua in cambio della salvezza per sè e il suo equipaggio. Il mercante si salvò e commissionò l'opera. L'artista incaricato, però, colpito da una grave malattia, non riuscì a portarla a termine. Nonostante tutto, il giorno della consegna lo scultore trovò miracolosamente la statua completata. Si gridò al miracolo e si decise di portarla in mare e lasciare alla Madonna la scelta dell'approdo.
Giunta in prossimità del litorale ardorese la nave si fermò. Era il posto giusto. Vani furono i tentativi per farla ripartire. I paesi vicini da subito fecero a gara per avere la statua. Ma anche questa volta fu lasciata alla Vergine la scelta.
La statua, dunque, fu caricata su un carro trainato da buoi che si fermò, nei pressi di Bombile, in un luogo impraticabile, proprio davanti a una grotta scavata nella roccia. Qui fu eretto il santuario. Ancora oggi c'è chi giura di sentire, nel giorno della festa, il rumore del carro che passa.

Il comune e i sindaci

Frazioni: Bombile, Marina, San Nicola.

Contrade: Avòlio, Badessa, Cafone, Monaco, Sciò, Castegli, Simuni, Stracà, Costorone, Cavaleri, Colarrò, Fagotto, Feudo, Ficarelle, Forno, Giudeo, Grillopallo, Guardiola, Landrelli, Limachi, Martelli, Milito, Pantano, Pietrazomata, Potito, Ricamo, Russa, Salice, Salvatore, San Rocco, Schiavo, Serra, Signora Giulia, Sile, Sitini, Tre Carlini, Vàrcima, Vescovado, Luppinati, Picciolo, Casa Santa, Notaro, Zuccalìo, San Filippo, San Vittorio, Fossa, Pendici, Arahj, Petto

I Sindaci

1860
Pasquale Rianò
1860-61
Tommaso Marando
1861-62
Domenico Todarello
1862-63
Domenico Zappia
1864-66
Pietro Zappia
1867
Giuseppe Gliozzi (pro sindaco)
1867
Carlo Gliozzi Cusaci
1868
Enrico Agostini (regio comm.)
1869-72
Saverio Giovinazzo
1873-76
Raffaele Mesiti
1876
Corrado Sofia (regio comm.)
1877-78
Zappia Francesco (pro sindaco)
1878
Nicola Mollica (pro sindaco)
1879-82
Saverio Gliozzi
1882
Alfonso Spatolisano
1883-86
Giambattista Brizzi
1886-96
Domenico Brancatisano
1897
Domenico Beisso (regio comm.)
1897-1900
Stefano Giurato
1900-03
Giovanni Macrì
1904-05
Stefano Giurato
1906-11
Ersilio Brancatisano
1912-17
Domenico Zappavigna
1918
Domenico Buccafurri
1919-20
Salvatore Marzano (comm. pref.)
1921-23
Domenico Chinè
1924
Domenico Zappia (comm. pref.)
1924
Ettore Marando (comm. pref.)
1925
Giuseppe Rao (comm. pref.)
1925
Francesco Gervasio (comm. pref.)
1926-29
Leopoldo Tripi (podesta)
1930-31
Bruno Laganà (comm. pref.)
1932-34
Francesco Giurato (podestà)
1935
Domenico Arcuri (comm. pref.)
1935-37
Pietro Spanò (podestà)
1938-43
Giovambattista Gliozzi (podestà)
1944-49
Francesco Autelitano (comm. pref., poi sindaco)
1950-53
Domenico Gelonese
1954-57
Domenico Spatolisano
1958-65
Giovambattista Minici
1966
Salvatore Pani (comm. pref.)
1967-70
Emanuele Terrana
1971-73
Domenico Pelle
1974-75
Domenico Mannino (comm. pref.)
1976-80
Eugenio Marando
1981-83
non rilevato
1984-87
Domenico Pelle
1988-90
Aurelio Scarfò
1991-92
Bruno Bova
1993-97
Giuseppe M. Grenci
1997-2001
Francesco Romeo
2001-2006
Giuseppe M. Grenci
2006-2011
Giuseppe Campisi
2011-2013
Giuseppe Campisi
2013-2015
Triade Commissariale (D.L.18 agosto 2000, n. 267)
2015 ad oggi
Giuseppe M. Grenci

Tradizioni

La tessitura

Quello che un tempo era uno dei mestieri più praticati ad Ardore si mantiene in vita grazie alle abili mani di poche donne, decise a non fare morire la nobile tradizione del telaio. La tessitura artigianale ricalca nei disegni e nella scelta dei colori motivi greco-bizantini. I materiali usati sono la lana, il cotone, il lino, la seta (in passato anche la ginestra). Si realizzano tovaglie, lenzuola, asciugamani e coperte. Un tempo pezzi usuali del corredo della sposa, oggi rari e di grande valore.

Il fabbricatore di ceste
È possibile acquistare in paese pregiati cestini prodotti artigianalmente dagli esperti cofinari. Ancora oggi per la loro preparazione si usano le canne, i ramoscelli di ulivo selvatico e di salice, steli di vitalba e verghe di melograno.

I proverbi

Cu’ ndavi libbri, ndavi labbra
Chi non ha libri, non ha labbra
Cu’ sputa ncelu mpacci nci veni
A chi sputa in cielo gli riviene in faccia
‘I chillu chi vidi, metà cridi. ‘I chillu chi senti, no cridiri nenti! Di quello che vedi credi la metà. Di quello che senti non credere a niente!

Le sagre

Sagra delle zeppole - periodo estivo
Sagra dei peperoni e delle melanzane ripiene - periodo estivo
Sagra della carne di capra - periodo estivo
Sagra della porchetta - periodo estivo
Sagra dei gambari - periodo estivo

La cucina

Sulle tavole di Ardore non manca mai il pesce. Soprattutto lo stoccafisso e il pesce spada che il mare Jonio offre copiosi. Anche le melanzane, i pomodori e le cipolle trovano un utilizzo frequente. Nei periodi estivi si preparano le conserve di pomodori secchi, olive schiacciate e melanzane sott’olio. Per quanto riguarda i primi piatti molto buoni sono i maccarruni, una pasta fatta in casa e filata a mano con l’apposito ferro detto "fusu". Il suo condimento ideale è il ragù con carne di maiale, spesso mista a vitello e capra.

Melanzana mbuttunata

Ingredienti: Melanzane, pomodori, pane, formaggio grattugiato, prezzemolo, basilico, peperoncino, aglio, olio d'oliva e sale.

Procedimento: Incidere le melanzane verticalmente, inserire l'aglio e il basilico. Salare e lasciare macerare per circa mezzora. Spremere bene le melanzane e riempire le incisioni con il pane, il formaggio e il prezzemolo. Cospargere il tutto con olio d’oliva. Friggere in abbondante olio fino a completare la cottura. A parte preparare il sugo con pomodoro fresco, basilico, peperoncino e un filo d’olio. A cottura ultimata immergere le melanzane e portare a ebollizione per circa dieci minuti.

Feste religiose

San Leonardo (patrono) - 6 novembre
In onore del patrono viene celebrata una messa nella chiesa matrice. Al termine della funzione religiosa inizia la processione per le vie del paese annunciata dai botti. A sera, in piazza, intrattenimento musicale con piccoli complessi.

Madonna della Grotta - 3/4/5/ maggio
I festeggiamenti sono preceduti da un periodo di preparazione spirituale. Alla festa partecipano migliaia di fedeli provenienti da tutta la Locride. La notte precedente il tre maggio non è raro vedere gente accampata davanti al santuario. È una ricorrenza molto sentita che rinnova il legame con questa Madonna ritenuta miracolosa. Ai festeggiamenti religiosi si affiancano quelli civili. Nella frazione Bombile, infatti, si tiene una fiera e in piazza musica e balli popolari. Chiudono i fuochi d'artificio.

Festa dello Spirito Santo - prima domenica di giugno
Organizzata, a Bombile, dalla confraternita dello Spirito Santo. La processione percorre l'intero circondario. Concludono i festeggiamenti la musica dal vivo e il consueto "ballo del cavalluccio". Un uomo, che porta sulle spalle un cavalluccio fatto di cartapesta colorata e ricoperto di petardi, balla in mezzo ai botti al ritmo della musica.

Madonna della Marina - 8 agosto
Questa festa che si svolge in contrada Giudeo, frazione Marina, ha una tradizione: la suggestiva processione via mare. Un corteo di barche colorate e piene di bandierine guidate dall'imbarcazione più grande in cui trova posto la statua della Madonna. Arrivata sulla spiaggia, la processione prosegue per il paese. Alla sera musica dal vivo e fuochi d'artificio. Caratteristico il ballo della "pupazza", un fantoccio con sembianze femminili animato da un uomo che balla tra la folla. Sulla "pupazza" sono sistemati dei piccoli petardi che vengono fatti esplodere.

San Rocco - 17 agosto
Alla messa segue la processione che viene annunciata con una serie di botti. In serata musica dal vivo.

San Nicola dei Canali - 6 dicembre e prima domenica di maggio
San Nicola è il patrono dell'omonima frazione. In suo onore si fa la novena. La mattina del 6 dicembre, all'alba, il paese viene svegliato dalle note del "mattutino", un motivo suonato da una banda musicale. In chiesa si celebra la messa con la lettura del panegirico del Santo. Segue la processione accompagnata dalla banda musicale. Per i festeggiamenti civili musica dal vivo e riffa. È tradizione in onore di San Nicola inscenare "il ballo del cavalluccio". I fuochi pirotecnici concludono i festeggiamenti.

Santa Lucia - 13 dicembre
Festeggiata sia ad Ardore centro che nella frazione di San Nicola, con messa solenne seguita da processione.

Riti di Pasqua

  • giovedì: in tutte le chiese di Ardore si ripropone il rito della lavanda dei piedi e viene preparata una tavola imbandita in memoria dell'Ultima Cena di Gesù con gli Apostoli.
  • venerdì: nel centro storico del paese si svolge la Via Crucis vivente che termina al Calvario. Organizzatori sono i membri delle confraternite del Sacro Cuore e dell'Immacolata che, per l'occasione, indossano lunghe tuniche e cappucci in testa. L'appuntamento è alle 6 del mattino. Lo stesso rito si ripete il pomeriggio nelle frazioni Marina e San Nicola. La sera una fiaccolata accompagna l'Addolorata con il Cristo morto. La veglia alle spoglie mortali di Gesù continua per tutta la notte. Il sepolcro è adornato con "il sambuco" (piantina dai fiori bianchi e odorosi), semi di grano germogliato e piantine verdi.
  • sabato: nella frazione San Nicola si porta in processione l'Addolorata. I membri della confraternita, di notte, vanno in giro per il paese suonando la "tocca" (strumento artigianale in legno). È il segnale che avvisa l'inizio della messa della Resurrezione (le campane, invece, tacciono in segno di lutto). Durante la celebrazione si benedicono il fuoco, che viene acceso davanti alla chiesa, e l'acqua.
  • domenica: è il giorno dedicato al rito dell'Affrontata, l'incontro tra il Cristo risorto e la Madonna. Le statue vengono portate a spalla di corsa. Prima dello slancio finale il mantello nero, che la Vergine porta in segno di lutto, viene fatto scivolare.

Presepe vivente

Nel centro di Ardore si rivive la notte dell'Avvento. Piccole botteghe ricordano antichi mestieri e intorno alla capanna si rende omaggio a Gesù Bambino.

Curiosità

Il fidanzamento - Fare all'amata una serenata, in passato, era l'unico modo che avevano i giovani ardoresi per manifestare il proprio amore. La fanciulla, pur gradendo la dichiarazione, non poteva però rispondere. Toccava, a questo punto, ai genitori dello spasimante inviare "u ‘mbascituri" (l'ambasciatore) a chiedere la mano della prescelta per conto del figlio. Se l'incontro andava bene, dopo qualche giorno, i parenti della ragazza diffondevano la notizia e ricevevano in casa il fidanzato. Le due famiglie, quindi, stabilivano la dote da portare. Il fidanzamento era un atto ufficiale e aveva quasi valore giuridico. In presenza di amici e parenti il giovane metteva al dito dell'amata l'anello (cerimonia della singa). Nei casi in cui il fidanzamento veniva interrotto per cause non dipendenti dalla volontà del promesso sposo, colui che veniva abbandonato cantava il suo disprezzo. Otto giorni prima del matrimonio i fidanzati mostravano la casa, il corredo e i mobili a parenti e amici. Il letto degli sposi, fatto in presenza della comunità, veniva ricoperto di confetti e banconote. Il mattino delle nozze la giovane si recava con le sue amiche a messa per fare la comunione. Ritornata a casa, riceveva dalla suocera un piatto di "stigghjola" (intestini), che mangiava anche lo sposo. Era un modo per rinnovare il rituale greco durante il quale le interiora degli animali sacrificati si consumavano in onore delle divinità. Al matrimonio, che si svolgeva rigorosamente la domenica, era invitata tutta la comunità ardorese. I ricchi celebravano le nozze in casa della sposa davanti all'ufficiale dello stato civile e al sacerdote. I poveri, invece, si recavano in municipio per il matrimonio civile e in chiesa per quello religioso. Sugli sposi, alla fine della cerimonia, venivano lanciati confetti, riso e monetine in segno di augurio. Se gli sposi erano poveri al posto dei confetti si regalavano le "nocatuli" (frittelle) preparate per l'occasione. Tra balli e canti, dopo il pranzo a base di "zziti" (particolare tipo di pasta) con carne di capra, si andava avanti fino a tarda notte. Se lo sposo era vedovo o troppo povero per affrontare le spese del matrimonio, la cerimonia nuziale si svolgeva all'alba.
Il fidanzamento, in genere, si combinava tra paesani e anche tra cugini di primo grado. Significativi, a questo proposito, i detti popolari. Uno per tutti: "mugghjèri e voi du pajisi toi" (mogli e buoi del paese tuo). La mentalità ardorese dell'epoca tendeva a difendere e circoscrivere il più possibile i legami di parentela.

Il giglio sulla sabbia - Lungo i quattro chilometri di spiaggia ardorese sopravvive il raro giglio "maritimum" della specie "pancratium". Il fiore, ovunque oramai in estinzione, vive sulla sabbia a pochi metri dal mare e fiorisce nei mesi di luglio e agosto. Il suo intenso profumo si diffonde nelle calde notti della Locride.

Economia

L'invidiabile posizione geografica favorisce la coltivazione di agrumi e ulivi. Rinomati, poi, erano i fichi ardoresi che venivano venduti essiccati e infilzati in "schiocchi" (stecchetti) di "saijuttuni" (specie di cardo selvatico) o in listelle di canne. Tale attività è andata vieppiù scomparendo ed oggi solo pochissimi si occupano della raccolta e commercializzazione dei fichi. Per questa antica attività nei paesi limitrofi gli ardoresi erano soprannominati "jaccafica", cioè spaccafichi. Un comparto che, attraverso il cooperativismo, sta cercando di incrementare il suo fatturato è quello dell'allevamento di ovini e suini (di questi ultimi si occupa, ad esempio, la cooperativa "Rosa"). Ma nel territorio sono nate, anche, piccole attività imprenditoriali: l'"Omicron", che produce attrezzature per stampi; la "Metecna", produzione componenti metallici per l'edilizia. Negli ultimi anni, infine, una voce importante dell’economia ardorese si sta rivelando il turismo che ha creato diverse opportunità di lavoro. Le possibilità in questo settore sono, tuttavia, poco sfruttate poiché concentrate nei mesi estivi.

Zona di interesse archeologico

Il tempietto di Salice - In contrada Salice, sulla sponda destra di un torrente, si possono vedere i ruderi di un piccolo tempio di probabile origine greca, formato da blocchi megalitici. Si trova nei pressi di una necropoli devastata, oggi diventata terreno coltivato.

Percorso naturalistico

La spiaggia e i lidi - Ardore ha 4 km di spiaggia. Il mare è cristallino e la sabbia bianca e fine. In estate sono presenti dei lidi che garantiscono ombrelloni, sdraio e servizio bagnino. Sul lungomare piccoli chioschetti e piante ornamentali.

Località Varraro - Dalla frazione San Nicola si può risalire il promontorio Varraro. È tutta una sequenza di querce secolari. La natura è selvaggia. Da qui si possono godere splendide vedute panoramiche che spaziano dal mare Jonio al massiccio dell’Aspromonte.

La fonte di Spilinghi - In questa località si trova una fonte di acqua minerale, lassativa e depurativa.

Il nostro scopo è quello di raccogliere quanto più materiale possibile fra quello inedito, privato, rimasto custodito nelle case e nei cassetti anche di singole famiglie per ricordare e rivivere Ardore attraverso le foto. Per questo invitiamo chiunque abbia la possibilità e la volontà di aiutarci, di contattarci via e-mail all'indirizzo info@ormedicultura.it